"Penso sia semplicemente Dio travestito da Michael Jordan".
Sono le parole di un disarmato Larry Bird dopo i tremendi 63 punti di MJ al Boston Garden.
Anche il mitico avvocato e giornalista Federico Buffa narra la misticità della guardia di Chicago: possiede una strana aura, ci si accorge di lui anche non conoscendolo, ammette.
Centonovantotto centimetri per novantotto chilogrammi di cristallino talento.
Flashback.
Michael non ne era per niente convinto, non si spiegherebero i corsi scolastici di cucito ed economia domestica e la convinzione che non avrebbe mai avuto una donna nella sua vita.
Come se non bastasse, arriva l'esclusione dalla squadra liceale.
Troppo basso, saltava poco, Jordan la prese letteralmente sul personale, decidendo di appendersi, e ripeto, appendersi, alla spalliera quotidianamente, sicuro di crescere.
É il simbolo della caparbietà caratteristica del giocatore nato a Brooklyn.
Avere talento ed essere un talento, due cose molto diverse.
Sua Ariosità, all'italiana, era un prodigio di tenacia, qualità grazie alla quale riusci a scovare e riconoscere in sé una naturale e smisurata dote cestistica.
Sei anelli, cinque titoli MVP, due ori olimpici non rispecchiano minimanente ciò che Michael Jordan rappresenta per la pallacanestro.
Il successo odierno (in Italia i bambini iscritti a società di basket superano quelli di qualsiasi altro sport) è frutto indiscutibilmente della realtà inniettata da un campione, DAL Campione, in grado di modellare la propria passione a sua immagine e somiglianza.
Dimenticavo, la spalliera funziona, il ragazzo è cresciuto....
Just do it.
Be like Mike.
Niente di più bello.
Happy Birthday, MJ!
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domenica 17 febbraio 2013
AUGURI MICHAEL!
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sabato 16 febbraio 2013
LA COPPIA PIU' BELLA DEL MONDO
Regola numero uno: si attacca in cinque e si difende in cinque. Ci si diverte insieme e si soffre insieme. E' peculiarità di questo sport, la caratteristica che lo rende limpidamente magnifico...oserei seducente. La pallacanestro si gioca in cinque, per davvero.
Ma nessun'altra partita di nessun altro sport potrebbe mai essere decisa così poderosamente da una singola coppia di giocatori particolarmente affiatati.
Sono esistiti "paia", passatemi il termine, di cestisti così in sintonia da riuscire letteralmente a cambiare l'andamento di una partita, di una stagione, di un'epoca....... e della storia.
E' lo "sfortunato" caso del celeberrimo "Stockton to Malone", l'accoppiata esplosiva che legava indissolubilmente (sul campo e nella vita) "il postino" di Utah Karl Malone, potente, no, atomica ala grande, al playmaker per antonomasia, John Stockton, anonimo uomo bianco di media altezza (1.84cm), ma detentore del record assoluto NBA di assit e palle rubate.
Implacabili.
Gli anni 90 sarebbero stati dipinti di bianco e viola e i mormoni sul tetto del mondo, se non fosse che nel 1984 North Carolina sfornò quello che probabilmente (personalmente paragonabile solo al grande Alì) è stato il più grande atleta di ogni era.
Mchael Jordan segnava tanto ma vinceva poco, si fa per dire.
Dopo 7 anni di basket professionistico decise quindi che era ora di togliersi qualche soddisfazione a livello collettivo: insieme a Scottie Pippen formò una coppia capace di stabilire l'imbattibile record di 72 vittorie in stagione regolare, stagione 95'-96'.
Erano talmente forti da poter decidere: uno attaccava e l'altro difendeva e viceversa; ma accadeva
in sporadiche e ponderate occasioni. L'unità e la carica agonistica abbinate allo sconfinato talento plasmarono una macchina cestistica impareggiabile.
Letteralmente invincibili.
Ma nessun'altra partita di nessun altro sport potrebbe mai essere decisa così poderosamente da una singola coppia di giocatori particolarmente affiatati.
Sono esistiti "paia", passatemi il termine, di cestisti così in sintonia da riuscire letteralmente a cambiare l'andamento di una partita, di una stagione, di un'epoca....... e della storia.
E' lo "sfortunato" caso del celeberrimo "Stockton to Malone", l'accoppiata esplosiva che legava indissolubilmente (sul campo e nella vita) "il postino" di Utah Karl Malone, potente, no, atomica ala grande, al playmaker per antonomasia, John Stockton, anonimo uomo bianco di media altezza (1.84cm), ma detentore del record assoluto NBA di assit e palle rubate.
Implacabili.
Gli anni 90 sarebbero stati dipinti di bianco e viola e i mormoni sul tetto del mondo, se non fosse che nel 1984 North Carolina sfornò quello che probabilmente (personalmente paragonabile solo al grande Alì) è stato il più grande atleta di ogni era.
Mchael Jordan segnava tanto ma vinceva poco, si fa per dire.
Dopo 7 anni di basket professionistico decise quindi che era ora di togliersi qualche soddisfazione a livello collettivo: insieme a Scottie Pippen formò una coppia capace di stabilire l'imbattibile record di 72 vittorie in stagione regolare, stagione 95'-96'.
Erano talmente forti da poter decidere: uno attaccava e l'altro difendeva e viceversa; ma accadeva
in sporadiche e ponderate occasioni. L'unità e la carica agonistica abbinate allo sconfinato talento plasmarono una macchina cestistica impareggiabile.
Letteralmente invincibili.
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